Per il presidente Massetti: «Tra rincari di materie prime ed energia e difficoltà a trovare personale, il settore resta un pilastro del territorio».
A Pasqua la qualità dei dolci artigianali continua a rappresentare un elemento distintivo del Made in Italy e del tessuto economico locale. Anche a Brescia, dove il settore dolciario e delle pasticcerie conta 905 imprese, di cui 699 artigiane, pari al 77,2% del totale, una delle incidenze più alte a livello regionale. Un comparto che, insieme alle oltre 4mila imprese artigiane lombarde, contribuisce a mantenere viva una tradizione fatta di qualità, materie prime selezionate e lavorazioni attente, con un’offerta che si intreccia con i 273 prodotti agroalimentari tradizionali presenti in Lombardia. Ma dietro la qualità, oggi, ci sono anche criticità sempre più evidenti aumento dei costi delle materie prime, il caro energia e la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato.
«Dietro i dolci pasquali non c’è solo tradizione, ma il lavoro quotidiano di centinaia di imprese artigiane che tengono viva la qualità del territorio – commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, Eugenio Massetti –. Questo patrimonio è però messo alla prova da tre fattori concreti: la difficoltà nel reperire personale qualificato, l’aumento dei costi delle materie prime – a partire da cacao e cioccolato – e il peso crescente dell’energia».
Secondo le analisi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, nel 2025 le entrate di personale nel settore restano difficili da coprire per oltre la metà dei casi (55,1%), mentre si registrano rincari significativi per alcune materie prime: a febbraio 2026 si registrano aumenti importanti per il cacao in polvere (+17,0%), caffè (+12,9%) e cioccolato (+6,8%) oltre agli ulteriori aumenti legati all’andamento dei costi energetici dell’ultimo mese. Nonostante questo scenario, le imprese artigiane continuano a garantire prodotti di alta qualità, assorbendo parte degli aumenti senza trasferirli completamente sui consumatori. «Il punto – conclude Massetti – non è quanto costa una colomba, ma quanto vale il lavoro artigiano che c’è dietro. Difendere queste imprese significa tutelare competenze, occupazione e identità del nostro territorio. Senza questo patrimonio, rischiamo di perdere un pezzo importante del nostro Made in Italy».
