Nel linguaggio comune capita spesso di utilizzare il termine “welfare aziendale” per indicare qualsiasi beneficio riconosciuto ai dipendenti. In realtà esiste una differenza importante tra un piano di welfare aziendale e i cosiddetti fringe benefit, ovvero i buoni acquisto.
I fringe benefit sono beni e servizi concessi dall’azienda al singolo lavoratore, come ad esempio buoni spesa, buoni carburante o altri vantaggi individuali.
Un piano di welfare aziendale, invece, è un sistema più ampio e strutturato, che comprende un insieme di benefici e prestazioni di servizi – flexible benefit – erogati a favore della generalità dei dipendenti oppure a categorie omogenee di dipendendenti e finalizzati al loro benessere e a quello delle loro famiglie, come ad esempio viaggi e vacanze, spese per l’istruzione dei figli, attività sportive e culturali, previdenza complementare e assistenza sanitaria.
La differenza non è soltanto teorica: cambia anche il modo in cui questi strumenti possono essere utilizzati e organizzati dall’impresa.
I fringe benefit possono essere erogati ad personam ma entro determinati limiti annui di esenzione:
• 1.000 euro – limite di esenzione annuo per tutti i lavoratori dipendenti;
• 2.000 euro – limite di esenzione annuo per i lavoratori con figli fiscalmente a carico.
Nel calcolo del limite rientrano anche le somme rimborsate per utenze domestiche (acqua, luce, gas) e le auto aziendali concesse ad uso promiscuo.
Un piano di welfare aziendale che comprende anche i cosiddetti flexible benefit invece prende origine da un regolamento unilaterale dell’azienda (o da un accordo che nasce in welfare) in favore di tutti i dipendenti o di categorie omogenee di lavoratori, a prescindere dei risultati aziendali futuri.
Qui il meccanismo è strutturalmente diverso: le prestazioni non concorrono al reddito del dipendente entro i limiti previsti per singola tipologia di spesa (es. assistenza sanitaria integrativa fino a 3.615,20 euro/anno; previdenza complementare fino a 5.300 euro/anno).
Per l’impresa significa avere uno strumento in più per valorizzare i propri collaboratori, migliorare il clima aziendale e affrontare una delle sfide più sentite oggi: attrarre e trattenere persone qualificate.
L’errore più frequente è pensare al welfare solo come a un “regalo” da concedere a fine anno. In realtà può diventare una vera politica aziendale, da programmare e integrare nella gestione delle risorse umane.
Naturalmente non esiste una soluzione uguale per tutte le imprese. Ogni scelta deve essere valutata in base agli obiettivi aziendali, alla struttura organizzativa e alla normativa applicabile.
Conoscere le differenze tra i vari strumenti è il primo passo per scegliere la soluzione più adatta alla propria realtà.
Ogni giorno, siamo al fianco delle imprese per analizzare le opportunità disponibili e costruire percorsi di welfare su misura, efficaci e sostenibili.
