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Moda, Brescia tra le capitali artigiane lombarde: 752 imprese e oltre 3.400 addetti nel comparto

Brescia si conferma uno dei territori lombardi più significativi per il comparto moda. Secondo i dati dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, in provincia operano 1.267 imprese del settore moda, di cui 752 artigiane, pari al 59,4% del totale: un’incidenza superiore alla media regionale, ferma al 49,3%. Un dato che colloca Brescia tra le province lombarde più rilevanti per presenza e peso dell’artigianato nella filiera moda.

Il comparto bresciano mantiene una forte vocazione alla micro e piccola impresa: il 97,7% delle imprese moda della provincia ha meno di 50 addetti. Complessivamente gli addetti del settore moda nel bresciano sono 8.277, di cui 3.427 occupati in imprese artigiane. Nella nostra provincia, dunque, il 41,4% degli addetti moda lavora nell’artigianato, una quota nettamente superiore alla media lombarda, pari al 19,4%.

Numeri che raccontano un settore radicato nel territorio, ma chiamato oggi a confrontarsi con cambiamenti profondi: riduzione del numero di imprese, trasformazione dei mercati, pressione competitiva internazionale, sostenibilità, digitalizzazione, ricambio generazionale e nuove modalità di consumo.

Temi al centro dell’evento di lancio del nuovo format “La moda che verrà”, promosso da Confartigianato Lombardia in collaborazione con la Federazione Moda regionale, che ha riunito a Bergamo imprenditori, rappresentanti istituzionali, esperti, giovani, studenti e docenti per riflettere sulle prospettive future di uno dei comparti simbolo del Made in Italy. “La moda che verrà” non si esaurisce nell’appuntamento bergamasco, ma si propone come un format regionale da sviluppare e declinare sui territori, mettendo al centro imprese, giovani, formazione e nuove sfide della filiera. Per Brescia, che esprime una presenza artigiana particolarmente rilevante nel comparto moda, si apre quindi l’opportunità di trasformare questa riflessione in un percorso concreto di ascolto, confronto e valorizzazione delle aziende locali.

«La moda italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione – dichiara Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia –. La competitività del Made in Italy si giocherà sempre più sulla capacità di valorizzare ciò che ci rende unici: il saper fare delle nostre imprese, il legame con i territori, la qualità delle competenze e la capacità di innovare senza perdere la propria identità. Questo vale ancora di più per un territorio come Brescia, dove l’artigianato continua ad avere un peso determinante nella filiera moda. Non possiamo competere rincorrendo i costi più bassi; dobbiamo invece rafforzare il valore culturale, produttivo e umano che ogni prodotto porta con sé. Per questo è fondamentale investire sui giovani, sulle competenze e su filiere sempre più collaborative e integrate».

L’analisi regionale evidenzia un quadro complesso. In Lombardia, negli ultimi dieci anni, le micro e piccole imprese del comparto moda sono passate da 9.953 a 7.816, con una riduzione del 21,5%. Nello stesso periodo gli addetti delle MPI sono scesi da 58.301 a 45.578, con una perdita di oltre 12 mila occupati. Il ricorso agli ammortizzatori sociali, pur in leggera flessione nel 2025 rispetto all’anno precedente, resta ampiamente sopra i livelli del 2022.

Accanto alle difficoltà, però, emergono anche segnali di evoluzione: cresce il peso delle imprese più strutturate, aumenta l’attenzione verso sostenibilità e digitale, resta forte il valore delle competenze manifatturiere e della qualità produttiva. La Lombardia, seconda regione italiana per numero di imprese moda dopo la Toscana, conta 12.116 imprese del comparto, di cui 5.978 artigiane, e quasi 100 mila addetti.

«Non possiamo limitarci a parlare di crisi – sottolinea Massimo Vielmi, presidente della categoria Moda di Confartigianato Brescia e Lombardia –. Quello che stiamo vivendo è una trasformazione strutturale. La moda sta ridefinendo i propri equilibri in un mercato globale sempre più competitivo, dove l’Asia non è più soltanto una piattaforma produttiva a basso costo, ma un concorrente diretto anche sul piano della qualità. La manifattura italiana resta un patrimonio straordinario, ma deve essere accompagnata da innovazione, formazione, sostenibilità e capacità di fare rete lungo tutta la filiera. Brescia, con la sua forte incidenza di imprese artigiane e micro-piccole realtà, può giocare una partita importante se saprà investire su competenze, specializzazione e identità produttiva».

Per Confartigianato Brescia la sfida è quindi duplice: sostenere le imprese che affrontano una fase difficile e, allo stesso tempo, accompagnare il comparto verso nuovi modelli produttivi e commerciali, anche attraverso iniziative territoriali capaci di dare continuità al format “La moda che verrà”.

«Il futuro della moda non sarà determinato dalla capacità di produrre di più, ma dalla capacità di produrre meglio: con qualità, tracciabilità, capitale umano, innovazione e legame con i territori» conclude Massetti. Gli fa eco Vielmi: «La moda che verrà non va subita, ma costruita. E Brescia, con il suo tessuto di imprese artigiane, competenze diffuse e cultura del fare, ha tutte le condizioni per essere parte attiva di questa trasformazione».

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