Il presidente Massetti: «Siamo assetati di talenti under 30».
Le imprese artigiane e le micro e piccole imprese bresciane cercano giovani. E li cercano più degli altri settori. Ma trovarli è sempre più difficile. In occasione del Primo Maggio, Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale rilancia i dati dell’Osservatorio MPI lombardo, che fotografano una situazione chiara: il sistema produttivo locale ha bisogno di under 30 per garantire continuità, innovazione e futuro. Nel 2025, in provincia di Brescia le micro e piccole imprese prevedevano oltre 25.400 ingressi di giovani under 30, ma il 56,8% (14.440 addetti) è risultato di difficile reperimento. Un dato che conferma come la carenza di manodopera qualificata sia ormai un problema strutturale. Non si tratta di un fenomeno marginale.
A Brescia, l’artigianato conta oltre 77 mila addetti, pari al 16,8% dell’occupazione provinciale (tab. allegata 1) con un peso rilevante anche in termini di valore economico. Un sistema produttivo solido, ma che oggi rischia di rallentare senza un adeguato ricambio generazionale. «Le nostre imprese sono assetate di giovani – commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti – perché garantiscono continuità al saper fare e rappresentano una leva fondamentale anche per l’innovazione. Nelle micro e piccole imprese un ragazzo può crescere davvero: vede tutto il processo, si mette in gioco e lascia il segno. E le aziende investono, con tempi medi di formazione che arrivano a 15 mesi». Il problema, però, non è solo quantitativo. È anche culturale e demografico.
Nei prossimi vent’anni, anche a Brescia, la popolazione under 35 è destinata a diminuire: -8,2% e -35mila under 35 (scenario “medio”) mentre crescerà in modo significativo quella over 65 (+39% e 119mila persone over 65 in più). Un trend che rende ancora più urgente attrarre e trattenere giovani nei percorsi professionali. Le figure più richieste sono soprattutto tecniche e operative: elettricisti, meccanici, idraulici, operatori specializzati, profili legati alla manifattura e ai servizi alla persona. Professioni che richiedono competenze concrete e formazione mirata, spesso di tipo professionale. Per le imprese, investire sui giovani non è più solo una scelta, ma una necessità.
Oggi l’ingresso di nuove generazioni pesa quanto gli investimenti in tecnologia o innovazione: senza ricambio, il rischio non è solo rallentare la crescita, ma mettere in discussione la tenuta stessa del sistema produttivo. In questo scenario, il Primo Maggio torna a essere non solo una celebrazione del lavoro, ma anche un’occasione per riflettere sul suo futuro: quello di un lavoro che deve tornare attrattivo, qualificato e capace di offrire prospettive concrete alle nuove generazioni.
Studio completo a cura dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia
