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Autotrasportatori artigiani ancora discriminati: dopo l’APE social anche la decontribuzione autisti per trasporti internazionali

Frisoni: “La categoria è in difficoltà. Tolti anche 50 milioni dal fondo per l’autotrasporto”

“L’intera categoria degli autotrasportatori artigiani è in difficoltà, minacciata da un lato dalla concorrenza di prezzo dei colleghi di Paesi dove le norme sono meno stringenti, dall’altro da discriminazioni incomprensibili. Dopo la recente vicenda dell’APE social, l’anticipo pensionistico concesso ai dipendenti ma non ai titolari delle aziende di autotrasporto, ora è la volta della decontribuzione INPS sui viaggi all’estero”.
Così Tiziano Frisoni, Presidente del Gruppo Regionale Autotrasporto di Confartigianato Lombardia, denuncia una situazione che ancora una volta mette a rischio la competitività degli autotrasportatori artigiani.

“Gli autotrasportatori artigiani sono per definizione conducenti dei loro mezzi – continua Frisoni – non è giustificabile quindi l’esclusione da provvedimenti come la circolare INPS che ha recentemente reso operativi gli sgravi contributivi per i conducenti impegnati in trasporti internazionali. Anche perché in altre situazioni, come nel caso del Reg. 561/2006 che impone l’obbligo dei tempi di guida e riposo e l’utilizzo del tachigrafo, si intendono per conducenti i dipendenti e i padroncini che guidano il loro mezzo. Dobbiamo quindi pensare che la regola valga nel caso di obblighi ma non in quello di benefici?”

Alle difficoltà create da questa situazione si aggiungono altri elementi critici, come sottolinea Frisoni: “La Commissione Lavori Pubblici al Senato ha da poco approvato l’emendamento alla Legge di Bilancio che sottrae 50 milioni dal fondo strutturale per l’autotrasporto; il fondo, già ridotto negli ultimi anni, è al momento largamente insufficiente per far fronte alle esigenze del settore, e una sua ulteriore riduzione è del tutto inaccettabile. A questo proposito chiediamo innanzitutto garanzie sull’importo di 51 Euro per le deduzioni forfetarie delle spese non documentate, ma anche certezze su altri provvedimenti concordati e mai resi operativi per contrastare la concorrenza sleale e il dumping sociale operato dai vettori stranieri. Servono regole e obblighi uguali per tutti, quanto meno all’interno dei confini europei”.

“Anche il contratto di lavoro nazionale sul trasporto, peraltro, è ancora fermo, causando ulteriori incertezze alla categoria. Non chiediamo niente di straordinario – conclude Frisoni – solo di poter avere strumenti adeguati per affrontare la competizione sul mercato nazionale ed estero in modo equo e corretto”.

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